Tutto il resto vien da sé PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Martedì 30 Agosto 2016 08:11

 

TUTTO IL RESTO VIEN DA SÉ di ANTONELLA ZUCCHINI

 

Mihi vindicta, ego retribuam

Lettera ai Romani, XII, 19

 

Tutto il resto vien da sé è in primo luogo un viaggio le cui tappe sono date dalla Storia che conosciamo (o dovremmo conoscere). Ci sono gli anni Venti, quelli in cui si consolida il regime fascista, destinato a raccogliere consensi da parte di intellettuali, imprenditori; non mancheranno, presto, quelli internazionali.

Giungeranno poi le leggi razziali, l’improvvido coinvolgimento nella II guerra mondiale, il 25 luglio, lo sbarco degli alleati, l’8 settembre, la rappresaglia tedesca. Per non parlare della linea gotica poco sopra Firenze, di un’Italia divisa tra Repubblica di Salò e il governo del Re a Brindisi.

È negli anni Venti che incontriamo Ernesto, un operaio e un sindacalista che, per ovvie ragioni, non avrà vita facile. Sta per sposare l’esile e pallida Argia, che lo lascerà vedovo, dopo tre mesi dalla nascita, della piccola Loretta.

Molte sono le storie raccontate, ambientate tra Sesto Fiorentino e Firenze, tra le quali emerge una. È Carlo, figlio di Loretta, a individuarne le tracce da bambino, sciogliendone i nodi molto più tardi, in età matura: l’amore di sua madre per Heinrich, un soldato tedesco.

È una di quelle che non può che lasciare il segno, così simile ad altre che ritroviamo, per esempio, nel romanzo postumo di Irène Némirovsky, Suite Francese, nonché nella riproposizione cinematografica di Saul Dibb.

Carlo (anzi, don Carlo) è votato alla ricerca come pochi. Comincia dalle volte gotiche della chiesa di Santa Maria Novella, le quali richiamano il trascendente e l’assoluto. A essi, in fondo, tende questo romanzo se si procede oltre ciò che trapela dalla superficie. Solo gli anni possono garantire un minimo distacco; il presente vissuto si fa storia a condizione che se ne riannodino tutti i fili. Sebastiano Vassalli l’ha detto e scritto molte volte:

“Il presente è rumore: milioni, miliardi di voci che gridano, tutte insieme in tutte le lingue e cercando di sopraffarsi l’una con l’altra, la parola “io”. Io, io, io… Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore” (La Chimera).

Ed è proprio questo che Carlo è chiamato a fare. Il presente vissuto appare rumoroso, con torti e ragioni distribuiti col bilanciere, tra chi rappresenta l’ordine costituito e chi è nel numero dei sovversivi, quando si reputa scontato da che parte stare. Come quel tale Vinicio Racanelli che si mette con i Fascisti per zelo, convinzione e non tanto per stare al sicuro (che non si sa mai).

Insomma, il presente è fatto di personaggi in carne e ossa, con nome e cognome, che il tempo relegherà in sottofondo, lasciando emergere disegni più ampi, idee, nazioni, luoghi. Fino a creare due universi che occorrerà far comunicare, adoperando un diverso metro di giudizio. Perché a un certo punto è vero che dopo ogni scelta e dopo ogni decisione tutto il resto vien da sé. Ma non è dato sapere se questa scelta è stata autonoma e non sia invece condizionata da tutto il resto; o se il libero arbitrio di ciascuno contribuisca alle dinamiche della Storia, e non siano invece queste, approfittando della legge dei grandi numeri, a veicolare quello. Dilemma non da poco, eppure utile a mettere in relazione la Storia con le microstorie come quella di Loretta.

In fondo in entrambi i casi tutto il resto vien da sé: combinando tra loro le scelte compiute con l’imponderabile influsso di caso e fortuna, accadrà quello a cui comunque si è dato causa, senza che si possa avere più voce in capitolo. Si pensi solo a Vittorio Emanuele III che diede a Mussolini l’incarico di formare il governo dopo la marcia su Roma. Poteva non farlo. O a Mussolini quando coinvolse l’Italia nella seconda guerra mondiale, sedotto dai “successi” di Hitler in territorio francese. Poteva non farlo.

Sono proprio i romanzi come questo, a dirla con Stendhal, a entrare nel profondo della Storia. Perché se essa è un rompicapo per chi ne voglia trarre un senso, diviene lo specchio di quella individuale di ciascuno, rompicapo anch’essa.

Qual è allora, se c’è, la colpa di Loretta, che tanto scalpore ha suscitato, pietra dello scandalo di cui don Carlo non si dà ragione e che potrebbe accomunarla – con le dovute proporzioni – ad Anna Karenina o a Hesther Prynne de La lettera scarlatta? Forse solo quella di non aver mentito, o di non aver potuto nascondere nulla:

«La poteva dire di essere stata violentata, purtroppo l’è successo a tante, ma lei no, nossignore! L’ha detto la verità perché dell’ufficiale tedesco lei l’era innamorata davvero.»

E così è, appunto, per Loretta: si fa causa di un destino più grande, controverso e discutibile. Il quale consente però, a lei e a Heinrich, di abbandonare (anzi, trascendere) gli eventi vissuti, dimenticando bandiere, divise e altre insegne. Lasciando indietro l’Inferno che hanno toccato con mano, prendendo le distanze da coloro che lo assecondano con eccesso di zelo e ignobili delazioni (la maestra Piccolomini); da ciò che, in una parola, è disumano.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Antonella Zucchini

ISBN: 9788866602002

Pagg. 368 - Euro 18,00

Editore: Ciesse edizioni

Collana: Green

Genere: Narrativa

Anno 2016 

 

 

 

 

 

 

 

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