I baci sul pane PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Martedì 12 Luglio 2016 03:43

 

I BACI SUL PANE di ALMUDENA GRANDES

 

Quando cadeva per terra un pezzo di pane, gli adulti dicevano ai bambini di raccoglierlo e baciarlo prima di rimetterlo nel cestino... Noi che da bambini abbiamo imparato a baciare il pane, abbiamo in mente la nostra infanzia e ricordiamo l’eredità di una fame che ormai non conosciamo più...

I baci sul pane è un romanzo corale che contiene storie e voci che si rincorrono. Delinea il ritratto delle generazioni (quelle spagnole) che non hanno conosciuto la guerra ma il benessere degli ultimi cinquant’anni. Il mondo Occidentale ha lasciato alle porte le fatiche di chi doveva inventare ogni giorno un espediente per mettere insieme almeno un pasto per sé e la propria famiglia. La fame la si soffriva prima e dopo le guerre mondiali, raggiungendo il culmine nel 1946, l’annus horribilis raccontato da Victor Sebestyen. Questo per dire che coloro che sono nati nei primi decenni del Novecento hanno affrontato di tutto. Se sono giunti incolumi nel XXI secolo, è perché hanno vinto una incessante guerra per la sopravvivenza.

Il dilemma affrontato da Almudena Grandes è tutto qui: ci si chiede se chi è nato dopo, (dagli anni Cinquanta in poi) abbia sufficienti risorse per affrontare gli aut aut imposti dalla crisi di un modello che non poteva durare in eterno, e che prima o poi avrebbe presentato il conto. Perdere i contatti con una parte cospicua della propria storia (Siamo sempre stati poveri…) ha l’effetto di ridurre sensibilmente la capacità di adeguarsi alle traversie che ciclicamente si alternano alla buona sorte. Se per generazioni si sono date per scontate le vacche magre, altrettanto è avvenuto con le vacche grasse. C’è stato un tempo, insomma, che l’unica eredità possibile era la miseria, e con essa gli stratagemmi per conquistare un domani qualsiasi, per mezzo dei figli destinati a sopravvivere all’indigenza. Una volta cambiata pagina, si è smesso di interrogarsi, di domandare, di chiedere conto. Si è dato un taglio netto a una povertà dalla quale non pareva vero allontanarsi. A tutto ciò è connessa l’idea del progresso irreversibile, dei miti della crescita e dello sviluppo inesauribile, destinati ad assumere le fattezze di un nodo scorsoio (dal titolo di un libro intervista di Andrea Zanzotto). Se le ultime generazioni sono ricche sotto il profilo del benessere, sono povere e fragili sotto altri aspetti:

 

 

“Se i nostri nonni ci potessero vedere, morirebbero prima dal ridere e poi di compassione. Perché per loro questa non sarebbe una crisi, solo un piccolo contrattempo. Eppure noi spagnoli, che per parecchi secoli abbiamo saputo essere poveri con dignità, non abbiamo mai saputo essere docili.”

Incombe, attraverso le parole di coloro che l’hanno vissuto, un passato lontano e dimenticato, separato da una cortina di silenzio che si è innalzata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ha fatto presa, da un certo punto in poi, l’ossessione di guardare avanti e mai indietro, col rischio di non sapere collocare nel tempo e nello spazio il fascismo, il nazismo e i loro artefici.

Queste e altre sono le ombre del benessere e le ombre della crisi che mettono i bastoni nelle ruote a un modello di vita consolidato, a un marchio di fabbrica della cultura e del pensiero occidentale:

«E poi è così brutto quello che sta succedendo, siamo tutti così egoisti che vediamo cadere gli altri, uno dopo l’altro, e pensiamo, be’, finché non tocca a me... E alla fine ci è toccata, ovvio, doveva succedere, come facevamo a pensare di farla franca quando tutti gli altri attorno a noi cadevano come mosche? E se fossi appena un po’ più giovane non mi preoccuperei, perché io ne ho superate ben altre, di crisi, ragazzo mio. Ma noi potevamo farlo, perché eravamo forti, eravamo abituati a soffrire, a emigrare, a combattere, e invece ora... Non offenderti, ma ora voi siete di un’altra pasta, più molle. Affogate in un bicchier d’acqua... »

I baci sul pane è la storia di un popolo che ha mantenuto in qualche modo, anche se assopite, le proprie radici, pronto per necessità a impegnarsi in una guerra diversa da quella combattuta dai padri, a far fronte a problemi che non si avvertono più e che richiedono un ingegno di altri tempi. Significa unirsi per esprimersi per esprimere una nuova forza: ci si aiuta, si occupano edifici, si costituiscono Comitati di cittadini contro la Crisi, non si rimane con le mani in mano in attesa del peggio.

Giunto all’ultima pagina il lettore si domanderà senz’altro che quadro verrebbe fuori se un romanzo come questo fosse scritto e ambientato in Italia. Diverso sarebbe lo spaccato, più oscillante e incerto, ma non più prevedibile. Forse vi sono ancora troppi antidoti in circolo che relegano ai margini chi, da sempre dietro le quinte, ha una soluzione da proporre. Ma non è detto. L’unico approccio possibile è rimboccarsi le maniche e convertirsi a nuove prospettive. In un certo senso ciò sta avvenendo. Il rischio che si corre è una guerra tra poveri, tra chi ha più risorse (non necessariamente economiche) o maggior ingegno e chi ne è privo.

Non si può, in proposito, prescindere dall’insegnamento che si può trarre da I baci sul pane: abbattere la cortina di egoismo di disaffezione dovuta a un benessere piovuto dall’alto e non abbiamo conquistato, né compreso appieno in tutte le sue implicazioni.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibili su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/baci-pane-grandes-almudena-guanda/libro/9788823514669?a=415021

 

http://www.libreriauniversitaria.it/questo-progresso-scorsoio-conversazione-marzio/libro/9788811688723?a=415021 

 

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