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I Medici una storia di contrasti PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara De Santo   
Lunedì 04 Febbraio 2019 09:57

 

I MEDICI: una storia di contrasti

 

Il romanzo scritto da Michele Gazo che porta il titolo di “I Medici: Lorenzo il Magnifico” racconta in modo quasi fiabesco gli eventi storici che hanno interessato la Repubblica Fiorentina dal 1469, anno dell'ascesa al potere del Magnifico, al 1478, data della famosa congiura dei Pazzi, che si concluse con la tanto pianta morte del secondogenito di Piero De' Medici, Giuliano.

Proprio dall’opera di Gazo, nell'ultimo periodo dello scorso 2018 è stata tratta e trasmessa la serie che “ha affascinato milioni di spettatori nel mondo”, teletrasportando gli appassionati nella Firenze Rinascimentale, quasi fosse una macchina del tempo!

Difficile recensire un evento storico in sé, -ogni spunto che potrei offrire fa riferimento ai miei studi liceali non molto approfonditi- più semplice è invece improvvisarmi pittrice e fornire un ritratto dei personaggi che “hanno fatto la storia”.

Protagonista indiscusso del suo tempo e del romanzo è Lorenzo De' Medici, consegnato alla memoria collettiva come il “Magnifico”: mecenate di grandi artisti del calibro di Sandro Botticelli, umanista, politico, poeta, lodato e rinomato per le impressionanti capacità diplomatiche, che gli concessero di essere governante di Firenze nella sua epoca d'oro.

Nel romanzo ciò che colpisce è il contrasto tra le due figure dei giovani Medici: Lorenzo viene descritto come calmo, saggio, riflessivo e pacato, mentre Giuliano, a confronto, sembra un'irruenta tempesta burrascosa, disinteressato agli affari di famiglia e pienamente dedito all’ebbrezza della “lieta giovinezza”.

Il tema della precarietà della vita e l'invito a godersi intensamente tutti i momenti dell'esistenza, specie nella giovane età, tipico del Rinascimento viene colto e interpretato in modo diverso dai due fratelli, che approcciano agli eventi in maniera differente: Lorenzo, amante della vita quasi come un pagano (a giudizio di alcuni suoi contemporanei), trova nel proprio ruolo la forza e la necessità di mettere da parte il proprio soddisfacimento personale per un bene più grande, quello di Firenze; Giuliano, pur richiamato all'ordine e al servizio della famiglia, trattato quasi come una pedina della grande opera del fratello maggiore, fatica ad approcciare agli eventi nell'ottica della realizzazione del progetto del nonno Cosimo, concedendosi alle passioni all’impulsività, a ciò che appare come una sfida impossibile.

Tra le imprese del prode Giuliano risulta sicuramente di spicco l'amore per Simonetta, moglie dell'aristocratico Vespucci, descritta come la più avvenente di Firenze, incantevole a tal punto di diventate musa ispiratrice di Botticelli.

Fu lo stesso pittore a descrivere i due giovani innamorati come “Marte e Venere”, quasi volesse effettivamente raffigurare il carattere irrequieto e spavaldo di Giuliano che, davanti all'amore, getta le armi.

Cogliamo nella lettura anche due modi diversi di amare, quasi due età diverse del sentimento, nei due triangoli amorosi Giuliano-Simonetta-Botticelli e Lucrezia-Lorenzo-Clarice.

Nel primo caso vediamo la contrapposizione tra amore profondo misto a venerazione e il desiderio di vivere l'altra persona in tutti i modi umanamente possibili. Diversa è anche l'idea del tempo dei due amori, il primo aspirante all’eternità, il secondo focalizzato al presente; un momento eterno per i due, dilatato e quasi infinito, destinato a non trasformarsi mai in futuro, data la prematura scomparsa di entrambi.

In modo analogo si rintracciano i sentimenti delle due grandi donne che si “nascondono” dietro il Magnifico: da un lato abbiamo l'ambiziosa Lucrezia Ardinghelli, donna sposata “solo su carta”, indipendente dagli obblighi matrimoniali quasi quanto Giuliano con quelli familiari, che vive della relazione adultera con Lorenzo, che ricambia appassionatamente i suoi sentimenti dedicandole poesie e incoronandola  Regina Della Giostra del suo matrimonio; dall'altro il contrasto con il sogno, Clarice Orsini, effettiva moglie di Lorenzo.

Il matrimonio, contratto per procura per interessi politici, in quanto la donna, nipote del cardinale Orsini, rappresentava un possibile “corridoio” per collegare Firenze alla curia papale, si rivela inizialmente uno scherzo di cattivo gusto per la giovane romana che, abituata agli ambienti ecclesiastici, finisce col trovarsi nell'universo “pagano” e “perverso” della realtà fiorentina.

Suo malgrado Clarice si adatta, convincendosi ogni giorno di più della missione affidatale dal Signore: proteggere Lorenzo.

La donna si rivela essere astuta e forte, assumendo un ruolo “protettivo” nei confronti del marito, quasi fosse per lui una sorella maggiore.

Un ultimo contrasto che rende il romanzo accattivante e affascinante è quello tra Lorenzo e Jacopo de' Pazzi, basato sul concetto del potere.

I due schieramenti si dimostrano, essenzialmente, essere lo scontro tra democrazia e tirannia: Lorenzo incarna il desiderio di libertà, di pace, si fa garante del dialogo e finalizza le sue azioni al “bene di Firenze”; Jacopo invece agisce da avido di potere, bramando il riscatto della famiglia Pazzi  e il controllo della città a tutti i costi, come si evince dalla congiura da lui architettata che comportò un omicidio in chiesa durante la celebrazione pasquale.

Jacopo non possiede alcuno scrupolo, non c’è freno alla sua sete di potere, anteposta alla lealtà, alla famiglia, alla vita; Lorenzo rappresenta il suo contrario, il perseguimento di un obiettivo collettivo, che prevede la violenza solo come ultima risposta, una politica di dialogo.

Questo il messaggio che trapela dalle righe del romanzo: imparare dal Magnifico ad essere diplomatici, aperti, pacifici, al fine di realizzare ciascuno la propria opera.


 

Chiara De Santo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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